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JEZABEL

2014

DI IRÈNE NÉMIROVSKY

 

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Quando fa il suo ingresso nell'aula di tribunale in cui sarà giudicata per l'omicidio del suo giovanissimo amante, Gladys Eysenach viene accolta dai mormorii del pubblico sovreccitato e impaziente. È ancora molto bella, il tempo sembra averla "sfiorata come a malincuore, con mano cauta e gentile”. La condanna sarà lieve, ma qual è il vero movente dell'omicidio? Qual è la verità - quella verità che Gladys Eysenach ha cercato di occultare a ogni costo, rifiutandosi di rispondere alle domande, ma dichiarandosi senza mezzi termini colpevole e supplicando i giudici di infliggerle la pena che merita? Quella verità che sotto la veletta nera sembra consumarla, rendendola così simile a Jezabel, l’ombra inquieta dell’Athalie di Racine? 

 

Capace come pochi altri scrittori di scavare nel cuore femminile con implacabile, chirurgica precisione, Irène Némirovsky ci svela a poco a poco il segreto di questa donna che desidera più di ogni altra cosa rimanere immutabilmente bella ed essere amata per sempre. “Doveva ricordarsi che il pianto le disfaceva il trucco. ‘Soffro, ma non voglio soffrire, non lo so fare’.”

 

L’adattamento di Jezabel – romanzo scritto nel 1931 dalla grande scrittrice ebrea russa, esule in Francia e morta ad Auschwitz nel 1942 – si concentra sulla lunga sequenza del processo - spietato affresco sociale di un’epoca sull’orlo della disfatta che ancora ci racconta l’Europa – e, tornando indietro nel tempo, sulla notte dell’assassinio. Il primo e l’ultimo dei capitoli di Jezabel, trascurando tutto il racconto della misteriosa vita di Gladys Eysenach, per lasciare allo spettatore il piacere di andare alle pagine del libro e scoprirvi tutto ciò che la scena ha deliberatamente omesso. E conservare così – anche in musica e suoni - tutta la suspense degna di un noir d’annata in cui Irène Nemirovsky è maestra. La partitura musicale infatti isola – scelta timbrica e linguistica – il suono grottesco, solo a tratti lirico del clarinetto basso e il timbro imprevedibile del clarinetto soprano per raccontare la Francia della belle époque, la tensione del processo e la vertigine dell’assassinio e far risuonare con reminiscenze ebraiche l’origine di Némirovsky.

 

Magistrali racconti dell’orrore, i romanzi della scrittrice sono incubi a occhi aperti come se la storia – passata, presente, futura – fosse un cumulo di macerie e gli esseri umani un branco famelico di cani pronti a sbranarsi tra loro. “Racine descrive gli uomini come sono, Corneille come avrebbero dovuto essere”. Nemirovsky sceglie di stare dalla parte di Racine.

da Irène Némirovsky adattamento e regia Lisa Ferlazzo Natoli musiche originali Gabriele Coen con Gabriele Coen e Lisa Ferlazzo Natoli un progetto di lacasadargilla

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foto

 

 fotografie © Sveva Bellucci

“Viene da lontano, dall’infanzia. Credere con tutto il cuore

che la vita sia popolata da mostri […] una mischia orribile

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