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HAMELIN

2016

DA JUAN MAJORGA

 

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Hamelin, testo magnifico tra i tanti uscito dalla penna di Juan Mayorga, è un racconto tutto teatrale sul potere della parola e su ciò che questa produce nell’immaginazione dello spettatore; un testo che, riscrivendo Il pifferaio magico, racconta di una comunità che non sa prendersi cura dei propri figli. È una riflessione sul gracile confine che divide innocenza e colpevolezza, giustizia e giustizialismo, senso comune e opinione pubblica; ed è un’opera ‘poliziesca’ sul ruolo del linguaggio nel processo d’interpretazione dei fatti e nella ricerca della verità. Una ricerca basata sui consensi, le supposizioni e le approssimazioni del linguaggio stesso, dove la parola è ‘impropria’, insufficiente, popolata d’ombre, costellata di strappi, abitata dall’incertezza, presa in un ‘incantesimo’ come la giostra di un luna park a notte fonda. 

Così grazie alla sua singolare natura e alla bellezza perturbante della fiaba, Hamelin indaga la superficie opaca della realtà, gioca con la più semplice delle situazioni narrative e via via rivela altro, grazie a improvvise derive, intromissioni, escamotages, falsificazioni della storia stessa. Perché c’è una fondamentale non-coincidenza fra racconto e accadimento che si fa di continui slittamenti della narrazione, aporie, moltiplicazioni, veri e propri ‘errori di sistema’ – bug – che come palline impazzite rotolano sul palco costringendo lo spettatore a spostare di continuo il proprio asse. 

La scena è infestata da oggetti incontrollabili che scivolano di quadro in quadro non lasciando mai ‘pura’ l’azione che si svolge. Topi giocattolo intrappolati in gabbie metalliche, macchinine inceppate, decine di imprevedibili palline colorate, diapositive illeggibili o sbagliate, una lavagna luminosa (e la sua moltiplicazione in video) che sembra far vedere tutt’altro da quel che si racconta. Un dispositivo fatto di residui comici e terribili che s’intromettono nella ‘storia’ per minare, contraddire e modificare la ricerca della verità.

crediti

da Juan Majorga regia Lisa Ferlazzo Natoli collaboratori alla regia Fortunato Leccese, Alice Palazzi immagini e video Maddalena Parise luci Michele Baronio consulenza musicale Alessandro Ferroni scrittura scenica collettiva con Negar Azimi Rad, Marta Conte, Luigi Cosimelli, Lorena De Gregorio, Carlotta Filippini, Matteo Francesconi, Giulia La Corte, Alessio Stabile, Luca Staiano, Mirco Tahoum e con - fuori scena - Giuseppe Menzo grafica Maryam Pir foto Sveva Bellucci produzione Centro Internazionale La Cometa e lacasadargilla

 

foto

 

 fotografie © Sveva Bellucci

“C’era una volta una scuola tanto povera che i bambini dovevano portarsi la sedia da casa

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