IVAN AND THE DOGS

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2016

DI HATTIE NAYLOR

 

note

Ivan and the Dogs s’ispira a un fatto di cronaca accaduto a Mosca negli anni violenti e poverissimi di Boris Eltsin. Ivan ha undici anni e racconta una storia successa sette anni prima, quando ne aveva quattro, ma la racconta come se stesse accadendo ora. Eppure, a tratti quell’ora si spalanca e sembra quella di un Ivan divenuto adulto e costretto a raccontare la propria vita a degli estranei: Ivan bambino, per sfuggire alla violenza del patrigno scappa di casa, indossa il suo cappotto più pesante, s’infila in tasca due pacchetti di biscotti ed esce per strada. La percezione del mondo fuori è scarna e acuta come la fame e il freddo dell’inverno russo. Nelle strade moscovite un mondo di adulti pericolosi e di bambini che non lo sono meno: barboni, poliziotti, senza tetto con nessuno al mondo, ragazzini che sniffano colla. Così Ivan sceglie di seguire un branco di cani, impara ad abbaiare, a ringhiare, a ululare, a dividere con loro il cibo e dormire nella loro tana. E sopravvivere, quasi, alle strade di Mosca.

 

Ivan and the Dogs è un ‘piccolo diamante grezzo’, forse perché è un fatto di cronaca ma con qualcosa di straordinario. Un testo affascinante per il suo andamento da favola nera che trattiene qualcosa dei Fratelli Grimm. E anche perché parla di tutti i ‘richiami della foresta’, come le letterature che si muovono tra città e steppe, cosa che la Naylor ha saputo fare con perizia. Per la raffinata semplicità dell’andamento, la curiosa sintassi spezzata, crudissima e improvvisamente ampia come una corsa sul ghiaccio. E la possibilità - che la scrittura stessa suggerisce - di farne una vicenda raccontata da Ivan adulto che scivola nel proprio presente-passato di bambino, con tutta la mobilità e l’inquietudine che questo slittamento comporta. Come un sopravvissuto che guarda il mondo degli umani da una grande, dolorosa distanza. E intorno una partitura sonora raffinata e stratificata, il cui disegno alterna un piano più melodico e compositivo nelle zone del racconto di Ivan a uno più urbano, stratificato, ritmico e percussivo per le parti in russo. Una partitura che si fa anche di quel vociferare così violento e commovente in cui si adombrano di lontano tanti personaggi moscoviti; tutti interpretati da Milutin Dapčević in russo, come fossero una piccola moltitudine nella sua testa, così che i due livelli della scrittura - quello degli incontri di Ivan e quello del suo racconto a posteriori - si invertano. Le situazioni dialogiche e apparentemente reali sono rese in modo allucinatorio e musicalmente percussivo. E il racconto monologante è restituito invece nella sua natura più asciutta, al presente, ‘proprio agli spettatori’, con momenti violenti, tratti di una piccola epica fino alla corsa notturna nella foresta ghiacciata con il branco cani.

 

La registrazione è stata realizzata per Radio3 Rai nell’ambito di Tutto Esaurito! Il mese del Teatro, prodotta da lacasadargilla. Il radiodramma è stato trasmesso il 29 novembre 2016.

crediti

una produzione Radio3Rai/lacasadargilla traduzione Monica Capuani adattamento e regia Lisa Ferlazzo Natoli con Milutin Dapčević partitura musicale Gianluca Ruggeri con la collaborazione di Alessandro Ferroni ingegnere del suono Daniele Zazza assistente alla regia Camilla Carè cura della traduzione russa e della pronuncia Sasha Arlorio collaborazione ai testi russi Ludmilla Arlorio e Alla Sanpiter Bàjuŝki-bajù è cantata da Anna Mallamaci

"C’è la luna piena. L’estate sta finendo. Andiamo sulle colline in cima a Mosca a guardare il panorama della città,

i miei cani e io. E ululiamo. Da qui la città scintilla."