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2011

JAKOB VON GUNTEN

DA ROBERT WALSER

 

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Un giovane di buona famiglia si iscrive all’Istituto Benjamenta, una scuola per servitori, e presto si rende conto che non vi si insegna apparentemente nulla, che gli studenti passano il tempo senza far quasi niente, dedicandosi alle pulizie o mandando a memoria brani di un enigmatico manuale d’educazione; che i professori dormono o sono come morti.

Jakob sembra ribellarsi a quella che gli pare un’impostura, ma finirà per incontrare un insegnamento "affatto diverso" nell'Istituto, a cui, come i suoi compagni, diventerà assolutamente fedele. Quale è questo insegnamento appreso dopo ore, giorni e notti d'allenamento al nulla, alle cose minute e trascurabili? È forse una specie di sonno, "più religioso di tutta la religione". Il misterioso istituto è diretto dal signor Benjamenta e da sua sorella Lisa, e tra gli allievi c’è Kraus, modello del servo perfetto. Jakob ha un’intemperanza, una grazia e un inconsapevole intuito che gli permettono di intercettare qualcosa nei fratelli e in Kraus. Con un doppio movimento - d’attrazione e repulsione, seducendo e lasciandosi sedurre - si ritrova così in un mondo sospeso, tra le risate argentine di Lisa, gli scoppi di violenza del Direttore e le schermaglie con Kraus.

Jakob, il Direttore, Lisa e Kraus, parlano a sé stessi in presenza d’altri, si lasciano origliare, e muovono tutti verso una fine, come se l’Istituto Benjamenta fosse un’invisibile clessidra che detti loro il tempo. Figure di fiaba quasi in stato d’ipnosi, in bilico, funamboli in divisa sul filo ghiacciato, tra le mura dell’Istituto le loro parole e gesti sembrano testimoniare un’impossibilità: quella di contenere il senso della vita; come voci che scavano nella natura di quella cosa che chiamiamo identità, fino a morirne, fino a scomparire.

C’è qualcosa di “lacerante, di inumano, di instancabilmente superficiale” nei personaggi di Walser, scriveva Benjamin.

Che cos’è dunque questo diario apparentemente privo di accadimenti e di progressione: un romanzo di formazione sulla liberazione dall’Io o una parodia? Un atto d’accusa contro la civiltà e i suoi valori? Che cosa ha veramente imparato Jakob nell’Istituto Benjamenta? A essere “qualcosa di molto piccolo e subordinato”, come lui stesso afferma? E in questa riduzione ai minimi termini, diventare sempre più sconosciuto a sé stesso, sottraendosi così a un pensiero che si illude di poter dare alla vita senso e ordine. E proprio per questo – lasciarLa finalmente - vivere.

“E se io andrò in pezzi e in malora, che cosa si romperà, che cosa si perderà? Uno zero”.

FASE I

Festival Inequilibrio Armunia, Teatro Marchioneschi, Guardistallo – teatro all’Italiana

 

La scena – ricoperta da uno strato di polvere sottile grigio azzurrognola - occupa l’intero spazio all’italiana del teatro, palco e platea, lasciando gli spettatori tutt’intorno solo sugli ordini di palchi, costretti ad una visione verticale e sghemba, come di chi sia appeso ad un balcone e guardi dall’altro uno scorcio di porte e finestre abbandonate orizzontalmente sulle poltrone.

FASE II

Teatro India, Roma – teatro all’americana

 

Per lo spazio frontale di India il nuovo allestimento realizza un’inversione dello sguardo. Tutta la visione si gioca sul campo lungo del palco, profondo e scuro, illuminato per squarci e tagli, come se questa volta un labirinto avesse incrinato i corridoi di Benjamenta. E gli incontri, i dialoghi tra i personaggi, i soliloqui e le stesse lezioni avvengono in un buco o in una breccia di luce di fronte alle porte spalancate di armadi-stanze sospesi nel nulla o d’improvviso, nel vuoto intorno all’ampolla dei pesci rossi. Tutta la partitura fisica contratta dal piccolo spazio del primo allestimento, si è allargata fino a toccare l’orlo di un movimento coreografico, in un continuo moltiplicarsi di ombre sulle pareti della sala.

crediti

dal romanzo di Robert Walser progetto e regia Lisa Ferlazzo Natoli con Alberto AstorriAndrea Bosca, Emiliano Masala, Monica Piseddu disegno del suono Alessandro Ferroni disegno luci Luigi Biondi scene e costumi Fabiana Di Marco suono Fabio Vignaroli collaborazione alle musiche Ivano Guagnelli aiuto regia Alice Palazzi assistente alla regia Elisa di Francesco dramaturg Mattia Cinquegrani organizzazione e produzione Simona Patti una coproduzione Festival Inequilibrio Armunia, TSI-La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello, lacasadargilla in collaborazione con Teatro di Roma

 

foto

 

 fotografie © Sveva Bellucci

“Nella vita sarò un magnifico zero

rotondo come una palla”

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