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LA CADUTA

2017

DA FRIEDRICH DÜRRENMATT

 

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Intorno a un tavolo siedono i quindici uomini più potenti di un partito al potere di un paese imprecisato. Gli uomini del ‘segretariato’, sono identificati solo da lettere dell’alfabeto e dal proprio ruolo nel governo. A siede al comando e a capotavola, alla sua sinistra siedono B D F H K M O, alla destra C E G I L N P. Fotografando con ferocia un sistema di terrore, sospetto, tradimenti e alleanze che mutano al primo soffio di vento, "La caduta", racconta - come in un fermo immagine - il rivolgimento imprevedibile e mortale che accadrà nel segretariato grazie al più banale degli imprevisti. Sistemati i personaggi come pedine su una scacchiera, Friedrich Dürrenmatt dà il via a uno dei suoi giochi più raffinati e crudeli, svelando con raggelante ironia, le ipocrisie, le ambiguità e i pericoli di ogni struttura di potere. 

Grazie a un congegno narrativo di straordinaria precisione, adattato teatralmente per un ensemble di 7 attori e 8 pupazzi, disegnato come una commedia – musicale – all’italiana, leggera e nera, con qualcosa dell’inquietante ottimismo ruggenti anni ’60, La Caduta lascia allo spettatore la libertà di divertirsi di fronte alla fanfara del potere e agli inciampi dei suoi faccendieri e il compito di prendere posizione.

Una grande lavagna a fondo palco per scrivere nomi e ruoli, descrivere alleanze e cancellare i ‘caduti’. 15 tra sedie di legno e sgabelli, mobili e leggeri, per modificare in partitura lo spazio e dar vita ai tanti intermezzi improvvisi e grotteschi del testo. Un tavolo lungo, nero e spesso, ad aprire lo spazio in verticale durante le sedute del ‘segretariato’ e in orizzontale per il cambio prospettico e politico di una parata o del banchetto festoso da funerale di Stato. Luci livide o inopportunamente brillanti.

Pupazzi, personaggi e figure appena accennate, con il loro discorsi pubblici, litigi, barzellette, relazioni e boutade: questa la giostra attraverso cui all’ensemble è dato il compito di muoversi con agilità, tutti interpreti, narratori e burattinai allo stesso tempo, in un gioco dei ruoli e dei compiti che ha qualcosa della commedia dell’arte e ricorda le danze macabre di tante strutture di potere.  

 

A - Capo del Partito; B - Ministro degli Esteri, “L’eunuco”; C - Capo della Polizia Segreta, “La zia di stato”; D - Segretario del Partito, “Il cinghiale”; E - Ministro dell’agricoltura, “Lord Evergreen”; F - Ministro dell’industria pesante, “Il lustrascarpe”; G - Ideologo del Partito, “Il santo del tè”; H e K - I Marescialli di Stato, “I due Johnny Walker”; I - Ministro dell’agricoltura, “La ballerina”; L - Ministro dei trasporti, “Il monumento”; M – Ministro dell’Educazione, “La musa del partito”; N – Ministro delle Poste; O - Ministro dell'energia atomica; P - Capo dei Gruppi Giovanili. X – Stenografa del ‘segretariato, “La narratrice”.

crediti

dal racconto di Friedrich Dürrenmatt ideazione scene e regia Lisa Ferlazzo Natoli registi collaboratori Fortunato Leccese e Alice Palazzi assistente alla regia e alle scene Lorena De Gregorio luci Francesca Zerilli scrittura scenica collettiva con Asia Coronella, Dalila de Marco, Giuseppe Follacchio, Sebastian Marzak, Flavio Murialdi, Giovanni Pizzigoni, Massimo Risi ideazione pupazzi Massimo Risi realizzazione collettiva collaborazione al progetto Camilla Carè e Luca Staiano produzione Centro Internazionale La Cometa e lacasadargilla con il sostegno di Teatro di Roma 

 

foto

 

 fotografie © Sveva

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