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2007

IL LIBRO DELLE DOMANDE

 

La Salpetrière, "la città delle donne incurabili", il più grande ospizio-ospedale di Francia, dove alla fine dell'Ottocento durante le 'Leçons du Mardì' del professor Charcot, come fossero spettacoli pubblici - una grande 'macchina ottica'- si è messa in scena la follia per provare a decifrarne la natura attraverso un corpo, quello femminile. La Salpetrière, che all'alba del '900, tra scienza e ossessione, fa di questo corpo femminile una mappa da tracciare, di cui afferrare e sorvegliare le pulsioni oscene, da fotografare accuratamente da conoscere e curare.

Sono le biografie di alcune delle donne che hanno attraversato quella città nel cuore di Parigi: Blanche Wittman, la paziente prediletta di Charcot, Jane Avril, la star del Moulin Rouge ex internata della cittadella e Marie Curie, il premio Nobel per la fisica, accanto ad altre, senza più un nome. Tutte in qualche modo straniere, toccate da passioni anomale, corpi pubblici guardati a vista in un'epoca che costruisce il suo futuro tra scienza e azzardo, tra controllo e spettacolo. Queste donne sono tornate alla Salpetrière, ormai deserta, e proprio lì, su un palchetto-patibolo, dopo una lenta vestizione che le prepara alla 'faticosa messinscena' e a scrivere su una lavagna lunga e nera pochi fatti, ricostruiscono il racconto di quegli anniLe mura abitate da diapositive, grandi ritratti fotografici mobili, paesaggi e mappe che, come una vecchia carta da parati, trasuda le storie di chi vi si è appoggiato. Sono rimaste in poche.

Blanche Wittman, 'isterica', marchiata a fuoco da un amore, torso senza gambe e senza un braccio a causa delle radiazioni. Marie Curie, scienziata, affetta da lesioni da congelamento sentimentale, crisi sonnambuliche e di panico, caduta nello scandalo di un amore proibito, già malata di cancro forse. Ce n'è una terza, enigmatica, il Coniglio, che presta il corpo al passaggio oscuro di tutti i loro uomini, a ogni postura da attacco isterico fotografata e catalogata, alle storie anonime delle altre internate. E prende infine il volto di Jean Avril, con la sua 'danza della farfalla', andata persa come un ricordo sbiadito nel cuore della Salpetrière, quella danza dei folli, breve attimo in cui tutto è possibile, in cui si crede che tutto possa ricominciare da capo.

Il libro delle domande, perché le domande, non le risposte, rivelano i desideri con ciò che tacciono, per quel che la risposta ha di menzognero, per ciò che si sarebbe voluto che fosse. Cosa vogliono queste donne su quel palchetto? Indagare la natura dell'amore e delle scienze moderne, come fossero una cosa sola, perché non siano 'solo' mortali, con il loro fondo enigmatico e imprevedibile, che spinge o costringe a darsi come cavie e a seguire un'ossessione. Non è un dramma, è un gioco che disegna corpi in mutazione e racconta le ossessioni di queste donne sopravvissute alla Salpetrière per rivoltare il gioco del potere che le aveva messe in scena. L'amore è contagio la follia è contagio il radio è contagio.

È come se il radio, quella luminescenza azzurrognola, quell'aura come la chiamavano alla Salpetrière, circondasse i loro corpi, fatato e fatale.

Il radio, come l'amore, bellissimo e mortale. E tutto, sotto la luce del proiettore - macchina fotografica ‘rovesciata’ – in cui le immagini scivolano nel carrello, si sfocano sotto uno sguardo o si precisano con una parola; la Salpetrière è allora riecheggiata di lontano, con la tassonomia di un’ala di mosca o con il telaio vuoto di una diapositiva - la luce bianca dell’elettroshock.

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crediti

ideazione e regia Lisa Ferlazzo Natoli testo di Lisa Ferlazzo Natoli, Monica Angrisani, Valentina Curatoli, Alice Palazzi con Monica Angrisani, Valentina Curatoli, Alice Palazzi ideazione e realizzazione immagini Maddalena Parise scene Fabiana Di Marco costumi Gianluca Falaschi oggetti di scena Tadema De Sarno Prignano luci Augusto Canu e Luigi Biondi musiche Gabriele Coen suoni  Paolo Modugno e Marco Rosano  aiuto regia Marta Zanazzi produzione Festival il Garofano Verde residenza artistica Kollatino Underground

 

foto

 

 fotografie © Sveva Bellucci

"La mia anomalia ti seduce, il mio corpo esposto e disposto ti seduce,

se mi lascio guardare e tracciare ti seduco e allora andrò in scena, mi metterò 'in posa' mi guarderanno,

sarò 'curata' e avrò ancora, forse, la possibilità d'esistere"

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