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LO SCIALLE

2019

DA CYNTHIA OZICK

 

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Uno scialle: oggetto che attraversa il tempo, indumento magico, feticcio che protegge e nasconde; che intesse in un solo racconto il prima e il dopo dell’esperienza del lager. 

 

Lo scialle, due racconti – il campo di concentramento in Polonia e gli anni ’90 a Miami – e tre figure femminili, che fanno una sola storia costruita con la lucida asprezza di un’allucinazione: quella di Rosa Lublin, di sua figlia Magda e della nipote di Rosa, Stella. Rosa Lublin che cerca di proteggere, senza riuscirvi, la figlia neonata dal lager e che trent'anni dopo, in Florida – “penisola affogata dal rimpianto in un sole privo di pietà” - ormai anziana e sull'orlo della follia, si esilia consapevolmente dalla realtà e dall’America del dopo Reagan, per tornare alla ‘sua’ Polonia, all’’internazionale socialista’ dei propri genitori: “Le idee di mio padre erano più logiche. Lui era un patriota polacco in via transitoria, diceva, fino al giorno in cui le nazioni avrebbero giaciuto l’una accanto all’altra come il giglio e il loto.” 

 

Lo scialle racconta l’impossibilità di dimenticare e di ricominciare. Finché un incontro imprevedibile si insinua nella vita di Rosa nel mezzo di un pomeriggio estivo, in una lavanderia a gettoni, un uomo che la invita –, mentre ancora un “grido di lupo le attraversa tutto lo scheletro” – semplicemente a vivere: “Una passeggiata in riva al mare, che ne pensa?”- “L’ho già fatta” disse Rosa. “Quando?” “Proprio stasera. Cercavo qualcosa che ho perso.” “Povera Lublin, che cosa ha perso?”- “La mia vita.”

 

In questo piccolo capolavoro della letteratura ebraico-americana, febbricitante e visionario, Cynthia Ozick racconta l’aspro residuo dell’Olocausto che ostruisce lo spirito dei sopravvissuti e impedisce loro ogni acceso ai “paesaggi già alieni degli Stati Uniti, nella confusa grettezza e il molle distacco del Sogno Americano.''

 

Lo scialle si dà in una sorta di melologo in forma narrativa, un canto a due tempi per fiati e voce recitante, che attraversa per stili, andamenti e ‘repertori’ i due continenti – Europa e Stati Uniti – e i più di quarant’anni dell’anima di un XX secolo che la Ozick riesce formidabilmente a mettere insieme.

dal romanzo di Cyntia Ozick drammaturgia Lisa Ferlazzo Natoli paesaggi sonori Gabriele Coen voce recitante Lisa Ferlazzo Natoli clarinetti e sax soprano Gabriele Coen un progetto di lacasadargilla

crediti

 

“Si vive dove si può. Se tutto quello che si ha sono i pensieri è li che si vive

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