note

WAKE UP!

2012

BAGLIORI DELLA PRIMAVERA ARABA

 

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Il progetto Wake up! Bagliori della primavera araba raccoglie sei testi intorno alla primavera araba, scritti con lingue meccanismi e procedimenti teatrali estremamente diversi. A un primo sguardo, questa compagine di scritture che mette assieme alcuni tra i più significativi drammaturghi della scena contemporanea, può sembrare frammentaria, fatta di naturali e inevitabili distanze, se pensiamo alle anagrafi artistiche di ogni drammaturgo.

Non appena però la lettura si deposita, comincia a intuirsi un legame, un’affinità di movimento. È come se questi non fossero tanto o solo testi sulla primavera araba, ma scritture che hanno cercato una prospettiva tutta teatrale per trattenere o aggredire il presente e allo stesso tempo raccontare il nostro modo di percepirlo e rappresentarlo. È un ‘noi’ che ignora, manipola, desidera e fraintende, ricostruisce, e immagina.

 

Queste drammaturgie si sono dunque interrogate – in forma più compiuta, abbozzata, o ancora in costruzione – anche sul ‘come’ e sul ‘da dove’ fosse loro possibile guardare alla rivoluzione araba secondo la propria esperienza: tutta occidentale, europea e forse, mediterranea. Non è un caso che i testi abbiano una natura singolarmente ‘privata’ che da una cucina o un salotto, uno stanzone o un cantuccio, persino dai tweet e gli sms, guardano a ciò che accade. Da qui si disegna un impianto spaziale che, come una mappa di racconti, procede per gradi di prossimità, derive, fermate ed ellissi, fino al cuore ‘della cosa’ nella piazza Tahrir. Si vuole restituire al pubblico, attraverso i diversi luoghi di Teatro Argentina, l’andamento movimentato delle narrazioni per permettere a ogni spettatore di farsi un’opinione, avere una sua prospettiva sulla primavera araba al mutare degli spazi e delle scritture.

 

Wake Up! invade letteralmente il Teatro Argentina di Roma, abitandolo a 360°, eccone la mappa: Michele Santeramo – ‘racconto di vicinanza intorno alla rivoluzione’ - nella Sala Squarzina; sul grande palco di Argentina, Enrico Castellani - ‘ritratto intimo di una radicale lontananza’; giù in platea Alessandro Berti - ‘matrioska di voci di dentro su pedanina’; di nuovo alla Squarzina Renato Gabrielli - ‘incontro impossibile tra due che, malgrado le apparenze, si assomigliano fin troppo’. E indietro, sul grande palco, Magdalena Barile - ‘cronaca d’un interno familiare con the Protester’. Infine, si sale negli ordini di palchi, per guardare dall’alto, l’affresco ‘istintivo, frammentato, polifonico’ delle tante voci di In Tahrir di Fazi/Muta Imago.

 

Come abbiamo guardato alla primavera araba? Attraverso cosa, media o medium che sia, l’abbiamo sbirciata? Ascoltata, o solo letta? Percepita in lontananza o avvertita come un racconto di prossimità? E cosa ne è ora, dopo così poco tempo mentre ancora le rivoluzioni del mondo arabo combattono?

 

Primavera araba (in arabo al-Thûrât al-‘Arabiyy: letteralmente ribellioni arabe o rivoluzioni arabe) è un termine di origine giornalistica utilizzato perlopiù dai media occidentali per indicare una serie di proteste ed agitazioni cominciate alcune già durante l'inverno 2010/2011 e in parte tuttora in corso nelle regioni del Medio Oriente, del vicino Oriente e del Nord Africa.

crediti

coordinamento Lisa Ferlazzo Natoli studi scenici di Magdalena Barile, The Protester con Magdalena Barile, Milutin Dapcevich, Alice Palazzi, Valeria Raimondi | Alessandro Berti, Scorrere, una rivoluzione origliata con Alessandro Berti | Enrico Castellani/Babilonia Teatri, Maledetta primavera con Valeria Raimondi scene, luci, audio Babilonia Teatri/Luca Scotton | Riccardo Fazi/Muta Imago, In Tahrir regia Claudia Sorace con Chiara Caimmi, Riccardo Fazi consulenza rumoristica Edmondo Gintili | Renato Gabrielli, Non le dispiace se bevo con Renato Gabrielli, Alessia Giangiuliani | Michele Santeramo, La bandiera con Michele Santeramo

 

4 ottobre 2012, Roma, Teatro Argentina

“Io mi porto gli occhialetti da piscina contro il gas lacrimogeno, che ne pensate?

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