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2010

CRONACHE DI UN PASSAGGIO

 

note

Accanto allo spettacolo Ascesa e rovina della città di Mahagonny. Var 1. Passaggio a Napoli prende forma Cronache di un passaggio, un prologo in forma di istallazione-catalogo per immagini in movimento che raccoglie in forma narrativa le storie di luoghi napoletani dismessi e diventati a loro modo ‘invisibili’. Un triplo racconto per immagini e un catalogo di oggetti estratti da quegli stessi luoghi, come resti incompleti e rosi dal tempo. Un catalogo/istallazione in cui tutto è numerato sebbene apparentemente abbandonato in terra o sospeso e senza più radici, esattamente come nella città di Mahagonny. Immagini, reperti e ‘storie’ allestiti nella Cappella del Real Albergo dei Poveri, trasformata in ‘anticamera’ dello spettacolo, spazio attraversabile liberamente dal pubblico prima di prendere posto in sala.

 

Frutto di un lungo lavoro di ricerca, quest’istallazione cerca di restituire alla memoria dei cittadini un brandello della propria città: storie sconosciute di luoghi noti (Il Real Albergo dei Poveri), architetture industriali abbandonate (l’antica metallurgica Corradini, lo stabilimento ex-Peroni a Miano, l’ex fabbrica siderurgica Sofer di Pozzuoli), storie dimenticate di luoghi diventati pressoché invisibili (l’ex-fabbrica di mattonelle Kerasav a Portici, la ex-Cirio a Mare a Vigliena). Tutti esempi di un’urbanistica incompiuta fatta di piani regolatori spesso insensati – senza centro né territorio – che sembrano disegnare una mappa speculare della città dissennata immaginata da Brecht. 

 

Tre schermi di juta sbiancata, inclinati a varie altezze, sono posizionati nello spazio, come se stessero lì lì per crollare, secondo un tracciato-linea che fa eco alle false strade di Mahagonny. Su ognuno scorrono le immagini delle architetture abbandonate della città di Napoli con i personaggi di Mahagonny che si aggirano fra le rovine. L’attraversamento di questa Napoli andata al macero da parte dei personaggi della fabula mahagonniana, crea un fuori campo rispetto alla fabula stessa, stabilendo un collegamento ‘antecedente’, di fatto, spaziale e fantasmatico tra le due città. Indica come i disegni urbanistici dismessi e traditi, mai realizzati e abbandonati della città di Napoli facciano eco al meccanismo della “città rete” di Brecht. Le ragazze di Mahagonny stendono il bucato sul tetto incompiuto del Real Albergo dei Poveri, i Lamberjack si ‘radono’ all’interno delle pareti abbandonate della fabbrica di mattonelle Kerasav o camminano fra i silos dello stabilimento dismesso della Peroni. Un’istallazione che ha la natura di una forma intermedia nata dallo slittamento del teatro nel cinema, una sorta di archivio fatto di immagini in movimento innestate nello spazio; una mappa mobile – a più dimensioni – in cui lo spettatore possa orientarsi liberamente in un paesaggio in rilievo fatto di immagini, retrouvailles e tappeti sonori.

 

Accanto agli schermi, manifesti incollati su lamine di ferro raccontano le storie dei luoghi, come fossero stati dissepolti da un archivio in disuso. Intorno, oggetti illuminati da piccole lucciole - come in un gabinetto di rarità. Ceramiche colorate, testiere di lettini, fascicoli, strumenti di misurazione; tutti catalogati come ‘corpi del reato’. Tutt’intorno, diffusa da sette casse una partitura di suoni catturati nei luoghi raccontati per immagini, sommata a suoni cittadini, sottili echi di musica, voci e rumori della città di Napoli.

 

Lungo lo spazio tre attori, come custodi silenziosi, conducono gli spettatori verso l’ingresso dello spettacolo.

crediti

progetto lacasadargilla regia immagini Alessandro Ferroni fotografia Luigi Biondi aiuto regia Alice Palazzi testi Lisa Ferlazzo Natoli, Maddalena Parise allestimento Lisa Ferlazzo Natoli, Alessandro Ferroni, Alice Palazzi, Maddalena Parise

 

foto

"Nella periferia orientale della città (…) c'è uno di quei grovigli urbani disastrati composto di nastri, fiocchi e nodi di autostradale cemento semirurale (...). Un brandello di città mai divenuto città, un frullato di case annegato nel disordine e avvelenato dalla sporcizia carcasse d'auto, ferri vecchi, trofei d'immondizia ben stagionata"