DISTANT LIGHTS FROM DARK PLACES

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2019

RADIODRAMMA DI ANDREW BOVELL

 

note

Valerie Somers è con la macchina in panne in una strada secondaria, Sarah Phelan decide di andare in analisi per risolvere i propri problemi relazionali. Neil Toohey rilegge le lettere di un vecchio amore e ricomincia, dopo anni, a scriverle. Noel Robson si ritrova sotto interrogatorio in una stazione di polizia. Messaggi incessanti a una segreteria telefonica mentre scende la sera, colloqui con una terapista che riesce solo a tossire, un interrogatorio che si trasforma in uno struggente racconto dell’orrore, una serie di lettere a una donna che non sa e non vuole rispondere. Quattro richieste d’aiuto, tentativi di cui si sveleranno le ragioni, ma che rimarranno tutte – in un modo o nell’altro – senza risposta.

Distant Lights from Dark Places, singolare testo teatrale di Andrew Bovell, ha la sua origine come atto unico breve per poi diventare il nucleo originario dei tre capitoli o variazioni di cui si compone Speaking in Tongues, il lavoro che farà conoscere Bovell a un pubblico internazionale, anche grazie a Lantana, film tratto dallo stesso testo teatrale di cui Bovell curerà la sceneggiatura. Distant Lights from Dark Places già dalla propria origine si disegna con una natura fortemente radiofonica e sonora, tanto che nella seconda metà degli anni ’90 è prodotto dalla ABC National Radio Drama australiana.

 

Distant Lights from Dark Places racconta d’estinzioni, intese come incidenti e scomparse - come un’andata al macero delle relazioni e del nostro orientamento nel paesaggio - sia esso naturale e selvaggio o addomesticato e privato. Bovell sa dar vita a desideri e bisogni di uomini e donne comuni, usa eventi apparentemente casuali giocando magistralmente con linguaggi e codici stratificati. Come in un thriller, la scrittura coglie due uomini e due donne in situazioni precarie e ambigue, fatte di rapporti vacillanti in stato di pericoloso isolamento. E sotto – quasi psicanaliticamente – il caso cieco, l’azzardo e la paura, motori oscuri delle nostre comuni esistenze; e un sogno in cui tutti i personaggi sembrano scivolare – spazio reale e ‘innaturale’ a un tempo, luogo del subconscio e delle proiezioni – che, come una sorta di nastro di Moebius ri-disegna quella che chiamiamo, forse, realtà. Con questo gioiello fra le mani la regia ha creato un oggetto artistico dalla natura duplice di un radiodramma e di un melologo dal vivo: un concertato per quattro voci, immagini di cieli scintillanti e contrappunto musicale che ragiona d’incontri mancati, parole non dette, dell’impossibilità d’amare e di farsi vedere.

 

La forma scenica di Distant Lights from Dark Places è quella di un inedito radiodramma, trasmesso la prima volta dal Teatro India di Roma con un’ambientazione scenica creata per gli spettatori dal vivo e trasmessa in diretta su Rai Radio 3 per TUTTO ESAURITO IX EDIZIONE.

 

Una versione interamente rinnovata quanto a impianto scenico e visivo di Distant Lights from Dark Places è stata prodotta dal Piccolo Teatro di Milano in occasione della curatela Ogni volta unica la fine del mondo.

 

Il testo di Distant Lights from Dark Places è stato pubblicato da Luca Sossella editore nella collana Linea di ERT / Teatro Nazionale insieme al testo When the Rain Stops Falling.

 

In occasione della diretta Rai dal Teatro India di Roma, è andata in onda anche un’intervista all’autore a cura di Margherita Mauro e realizzata da Lisa Ferlazzo Natoli, sul suo rapporto con la radio, la scrittura polifonica e le tematiche legate al sempre complesso dialogo tra Australia e Europa, rispetto ad una colonizzazione ancora in atto. Ospiti della diretta: il critico e studioso teatrale Attilio Scarpellini, per un commento a caldo su questa prima rappresentazione, e l’editore Luca Sossella.

UNA NOTA, Lorenzo Pavolini

"Bagliori lontani da luoghi oscuri" è un atto unico di intimità parallele e convergenti in puro stile Bovell, per come ce lo hanno fatto conoscere Lisa Ferlazzo Natoli e lacasadargilla portando in scena "When the Rain Stops Falling" e per chi ricorda un film come "Lantana" di cui questo atto unico costituisce una sorta di incunabolo. Interrogatori di polizia, lettere, telefonate, psicoterapia, dialoghi che sembrano presi in prestito da altre vite. Discorsi rivolti a interlocutori precisi, ma che mancano di poco il bersaglio, lo sfiorano per colpire invece noi che vi assistiamo. I destini dei personaggi appaiono segnati nella sovrapposizione, come fogli di carta uno sull'altro, destini dal tratto deciso che trapela in controluce, visibile attraverso il foglio che gli sta sopra, coincidente in alcuni segni, in determinati gesti e parole, come una reazione comune, un riflesso di inaccettabile solitudine. La narrazione polifonica di Bovell riesce nel prodigio di far ritrovare i suoi personaggi e noi che li ascoltiamo nello stesso sogno inquieto, sul margine dell'abitato e della vita, al cospetto del medesimo equivoco. Lo intuiremo per primi, e ne resteremo comunque impotenti testimoni.

crediti

concept lacasadargilla traduzione Margherita Mauro ideazione Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni paesaggi sonori e musiche Alessandro Ferroni e Gianluca Ruggeri immagini live e coordinamento artistico Maddalena Parise luci Luigi Biondi assistente alla regia Flavio Murialdi con Marco Foschi (NEIL TOOHEY), Tania Garribba (VALERY SOMERS),  Camilla Semino Favro (SARAH PHELAN), Francesco Villano (NOEL ROBSON)

radiodramma: con la collaborazione di RAI Radio3, Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro di Roma con il sostegno di Ambasciata d’Australia, Roma e con la collaborazione di Pietro Pompei / Abbey Rocchi Studios 

messa in scena: produzione dal vivo Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

 

foto

 

 fotografie © Masiar Pasquali

"Sono sul bordo di uno specchio di acqua cristallina. Riesco a vedere le rocce levigate sul fondo del fiume."