1917_2.jpg

2017/2020

LA STANZA DELLA RIVOLUZIONE

 

note

22 minuti per raccontare in un’istallazione sonora – con le parole di John Reed e la mirabile interpretazione di Elio De Capitani - la Rivoluzione bolscevica. Quei dieci giorni che, fra l’ottobre e il novembre del 1917, sconvolsero il mondo. Dieci giorni che Reed, giornalista e militante socialista americano, ricostruisce in forma peculiare, a metà strada fra racconto, reportage giornalistico e cronaca in tempo reale.

 

272 pagine setacciate e condensate con cura da Silvana Natoli per ricordare - fra le note della Sinfonia n° 2 di Shostacovich utilizzata da Ejzenstejn per La Corazzata Potemkin ed echi lontani dell’Internazionale - le notti gelate a Pietroburgo, il governo provvisorio di Kerenskij, le prime parole di Lenin all’Istituto Smol’nij sede del Soviet o la stupefacente richiesta di soldati senza scarpe né cibo: “ci avete portato qualcosa da leggere?”. 

 

La registrazione in quadrifonia, come se la voce ‘accadesse’ letteralmente ‘qui e ora’ muovendosi nella stanza, e l’utilizzo di una cassa multidirezionale ST.ONE danno al racconto di Reed l’imprevedibilità e l’incanto di quei dieci giorni. “La vecchia Russia non esisteva più, si era come rifusa e liquefatta e sul mare agitato delle fiamme si formava, con un lento raffreddamento, la fragile crosta di nuovi pianeti.” - scrive Reed. E’ di quell’inizio, di quella formidabile spinta vitale e culturale, politica e popolare che ha mosso la Rivoluzione d’ottobre che con questa ‘stanza’ volevamo parlare.

La stanza della Rivoluzione nasce in occasione dello spettacolo Les Adieux! Parole salvate dalle fiamme, come suo prologo (o epilogo). Ventidue minuti durante i quali, mentre ascolta il testo di Reed, il pubblico può sfogliare i materiali di riferimento dello spettacolo, libri teorici e libri d’arte, testi di poesia, fotografia, cinema: un tavolo carico di volumi che sono anche una sorta di fuoricampo della narrazione di quei ‘dieci giorni’. Oltre a questi, una scelta di poesie ‘della rivoluzione’ stampate su piccoli fogli A5 colorati è a disposizione degli spettatori, per rileggere i testi ascoltati durante lo spettacolo o semplicemente per portarseli con sé come ricordo rubato alla Rivoluzione. Nel 2020 La stanza della Rivoluzione viene ospitata come istallazione autonoma del festival Attraversamenti Multipli 2020.

Il progetto S.T.ONE di Giuseppe Silvi

 

Un altoparlante tradizionale può essere controllato nella sola dimensione dinamica della potenza, ma gli strumenti acustici e le voci hanno comportamenti molto più complessi, che implicano relazioni tra fattori dinamici, timbrici e soprattutto spaziali del suono, creando uno scollamento inevitabile tra ascolto acustico ed elettroacustico. I diffusori S.T.ONE sono il frutto di una ricerca che permette una fusione poli-dimensionale tra i due soggetti - acustico ed elettroacustico - e una percezione completamente nuova per l'ascoltatore: un suono plastico, tangibile e ‘osservabile’ in tutte le direzioni dello spazio in rapporto dialettico con lo strumento acustico. Così Les Adieux! (link) e La stanza della Rivoluzione concentrano nella parola, mai vuota del suo contenitore corporeo, la prosodia su cui S.T.ONE ricostruisce una forma sonora proiettabile e sensibile.

crediti

adattamento Silvana Natoli da "I dieci giorni che sconvolsero il mondo" di John Reed ideazione Lisa Ferlazzo Natoli voce Elio De Capitani paesaggio sonoro Gianluca Ruggeri regia del suono Giuseppe Silvi con la collaborazione di Alessandro Ferroni allestimento Maddalena Parise

 

foto

"La Russia imparava a leggere (…) La sete d’istruzione, frenata per tanto tempo, con la rivoluzione divenne incontenibile.

La Russia assorbiva, insaziabile, come la sabbia calda assorbe l’acqua, economia, filosofia.

Le opere di Tolstoj, di Gogol, di Gor’kij"