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STORIE TRA LETTERATURA E CINEMA

2009

 

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23 aprile 2009, la giornata mondiale del libro, una compagine disordinata di cittadini si dà appuntamento per tirar fuori - ognuno secondo un disegno o un desiderio - da scaffali ordinati e catalogati in composto ordine alfabetico, i libri lasciati lì sonnecchianti ad aspettare. Come se, aprendo le pagine di un volume rilegato ne scappassero finalmente fuori tutte le parole, per annidarsi tra i denti, pronte ad organizzarsi in quell’altra forma, quella di una lettura condivisa, di un libro vivente, se pensiamo all’immagine straordinaria di Farenheit 451. 

Roma - Teatro Biblioteca del Quarticciolo –, una biblioteca nel cuore di un teatro sceglie, per il 23 aprile, d’andare a rovistare nel commercio fecondo che da sempre il cinema ha intrattenuto con la letteratura. Perché si tratta della costruzione di un immaginario condiviso quando parliamo di storie, e nulla più del cinema ha saputo assorbire questo potenziale narrativo, fin quasi a sostituirsi ai libri stessi nella costruzione del nostro paesaggio contemporaneo.

Allora, voltarsi a vedere ‘di dove vengano’ quei racconti, cosa il cinema abbia trattenuto nelle inquadrature o trasformato, e ciò che gli sia sfuggito o abbia volutamente tralasciato, ha anche il sapore di una piccola archeologia del sapere: forse non tutti ricordano che Ladri di biciclette di De Sica è tratto dal libro di Bartolini, che del Fu Mattia Pascal già nel ’25 fu fatto un film, che il primo lungometraggio di un regista aspro e colto come Schlöndorff, fosse I turbamenti del giovane Törless, e che Dieci piccoli indiani della Cristhie è stato diretto da René Clair. Curioso no? E in quanti hanno visto Io non ho paura di Salvatores senza conoscere il bel libro di Ammanniti, o non sanno che Rocco e i suoi fratelli di Visconti è ispirato all’Idiota di Dostoevskij? Tutti conoscono 2001 Odissea nello spazio di Kubrick, ma quanti hanno letto il bel libro di Clarke? Chissà poi cosa si può scoprire andando a cercare le matrici, o scegliendo un brano che grazie al film è restato infitto nella memoria.

Ne nasce una piccola bibliografia, integrata dalle curiosità di ognuno, da cui estrarre passaggi, piccole finestre, spigolature, pagine rubate o interi paragrafi che riprendano allarghino o, invertendo il processo, tradiscano la memoria per immagini del film. Molteplici storie che si succedono l’un l’altra nella lettura di tante voci, come se queste fossero segnalibri diversi, per natura e materia, che diano modo al libro d’aprirsi proprio a quella pagina e lasciarsi ascoltare.

Una biblioteca sull’acqua - come una palafitta, un teatro senza fondamenta né divisione tra palco e platea, o un emiciclo in penombra che ricordi i racconti antichi intorno al fuoco, con lucciole sparse intorno, come lanterne su una mappa, perché chi legge si mischi nell’ombra a chi ascolta, mentre un pianoforte traghetta i viaggiatori da una storia all’altra con le musiche di quei film che si intrecciano ai racconti, alternate per assonanza, slittamento o contiguità tonale. Delle voci si riconosce immediatamente una materia mista, fatta di voci appena lanciate verso un pubblico, forse roche, esitanti, e altre educate, d’attore, con timbri adulti o appena giunti sulla scena; di cadenze cittadine o regionali, e altre che arrivano di lontano. Un cerchio molteplice di toni e timbri e desideri, che si muove su quella palafitta in penombra, per il tempo d’una sera.  

La serata è spoglia, senza immagini, fotografie o brani di film, perché siano solo le parole dei libri a evocarle e il racconto possa spingersi fino al fuori campo dove anche il cinema ferma la ripresa per lasciare spazio all’immaginazione.

crediti

un progetto a cura di Lisa Ferlazzo Natoli interventi musicali a cura di Gabriele Coen con i cittadini e i frequentatori della Biblioteca del Quarticciolo e con Alice Palazzi, Elisa Lucarelli, Caterina Carpio, Emiliano Masala, … e clarinetti Gabriele …. Massimo Coen

 

23 aprile 2009, Roma, Teatro Biblioteca Quarticciolo

 

foto

“Non c’è nulla di magico, nei libri; la magia sta solo in ciò che essi dicono,

nel modo in cui hanno cucito le pezze dell’Universo

per mettere insieme un mantello di cui rivestirci

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