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LEAR DI EDWARD BOND

2015

DI EDWARD BOND

 

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Lear di Edward Bond è la tragedia del collasso di un mondo e del linguaggio che questo sostanzia e sostiene, tragedia dello smembramento e della dispersione. È il grande racconto della violenza e dell’orrore, della guerra disseminata in ogni atto o parola, degli Stati che edificano se stessi su silenzio e abuso. È il Lear della violenza letterale, con tattiche degne di azioni terroristiche, che riporta in superficie quel profondo, disturbante disagio che ogni giorno abbiamo di fronte alla controversa democrazia dei nostri Stati-Nazione.

Non a caso nella vicenda tutto gira intorno a una compressione, a uno stato di pericolo diffuso, in cui Lear – autocrate paranoico – costruisce un muro per tenere fuori i nemici. Si parla di violenza in tutte le sue forme, quelle private e quelle più sapientemente democratiche; di società che manipolano il concetto di violenza, rendendolo via via più minuzioso fino a farlo diventare accettabile. Lear di Edward Bond racconta di un mondo dominato dal mito originario dello Stato e della Legge come cosa pubblica e privata, quindi oscenamente ‘casalinga’. E del suo inevitabile precipizio.

Inevitabile per questo Lear che si scrive dopo la Shoah, Hiroshima, i tanti muri d’Occidente e uno stato delle cose tutto contemporaneo, il passaggio dalla violenza linguistica a una violenza letterale, tutta mostrata, antica e ‘reale’, oscena e quasi grottesca. Violenza peculiare, inquietante, psichica che, ben lontana da ogni catarsi, come un incubo misterioso, si spande sulla vita di ogni azione in scena.Gli otto attori a impersonare ‘a vista’ i più di trenta personaggi di Bond, in una prova teatrale che ha la natura di un azzardo. Singolare testimonianza teatrale, che ha il sapore di un discorso pubblico e allo stesso tempo di una grande, cupissima, cena di gala.

Lo spazio è quello esploso e tutto teatrale del palcoscenico quasi interamente nudo. La scena ha una natura doppia, tale da farla sembrare un edificio in costruzione, quasi un cantiere, e allo stesso tempo il fasto di un palazzo già in rovina, le cui ‘mura’ sono crollate lasciando visibile l’anima in ferro, nella quale si sono incastrate porte, finestre, sedie, un grande tronco d’ulivo, garze preziose. Come la struttura di una reggia messa a nudo, ‘appesa’ e senza radici, non finita, non compiuta. Pericolosa architettura sul punto di crollare. Un telo ‘velato’ grigio è l’elemento che unifica i moduli e che – come un Cristo di Mantegna - ricopre i palazzi in lavorazione. Su questo scritte e disegni a china – come in una favola nera – a indicare luoghi e personaggi. Intorno al pubblico sempre il suono: insetti che ronzano a vuoto su una palude, lo sgocciolio dell’acqua, i rumori del bosco o della costruzione del muro. E nel centro le sanguinose violenze - linguistiche, fisiche, allucinatorie - che le figure di questo racconto sembrano destinate a ripetere.

LINEE DI CONFINE

A partire dal Lear di Edward Bond, lacasadargilla ha ideato Linee di Confine, un progetto composito che – come un cantiere allargato – si apre alla radio, all’editoria, alle arti visive e a letture pubbliche e seminari, costruendo così un dialogo tra queste e il teatro in senso stretto. Dispositivi, eventi ed esperimenti ‘non teatrali’ per ragionare e operare intorno a quei nodi, questioni e narrazioni così prossime al mondo contemporaneo e da sempre care a Edward Bond: il principio di potere, violenza e controllo che disegna la natura di ogni relazione; l’oscena equivalenza tra pubblico e privato, e la paura diffusa che da questa equivalenza deriva; il sistema di sorveglianza che caratterizza i nostri spazi; tutti i muri e le frontiere, tangibili o meno, che si sono costruiti e si vanno edificando nel mondo.

 

crediti

un progetto di lacasadargilla testo di Edward Bond adattamento e regia Lisa Ferlazzo Natoli traduzione Tommaso Spinelli con Elio De Capitani (2017) / Danilo Nigrelli (2015), Fortunato Leccese, Anna Mallamaci, Emiliano Masala, Alice Palazzi, Pilar Perez Aspa, Diego Sepe, Francesco Villano scene Luca Brinchi, Fabiana Di Marco, Daniele Spanò costumi Gianluca Falaschi disegno luci Luigi Biondi disegno del suono Alessandro Ferroni e Umberto Fiore disegno video Maddalena Parise realizzazione immagini a china Francesca Mariani collaboratore alla regia Roberta Zanardo dramaturg Margherita Mauro assistente alla regia e assistente alle luci Francesca Zerilli direttore tecnico per lacasadargilla Gianluca Tomasella assistente alle scene Maria Giovanna Stringa assistente ai costumi Maria Giovanna Farina sarta per lacasadargilla Valeria Bernini foto di scena Sveva Bellucci comunicazione per lacasadargilla Camilla Carè promozione per lacasadargilla Martina Sarpero collaborazione alla scenografia allevi dell’Accademia di Belle Arti di Roma una produzione Teatro di Roma Teatro Nazionale, Teatro Elfo Puccini in collaborazione con lacasadargilla

foto

 

 fotografie © Sveva Bellucci

"Non abbiamo bisogno di un piano per il futuro,

abbiamo bisogno di un metodo per cambiare"

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